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Allevare il cardinalino del venezuela

articoli

testo e foto a cura di Renato Gala

Allevare il Cardinalino del Venezuela (Carduelis cucullata) by Renato Gala


Descrizione
Lunghezza circa 10 cm. è l'unico spinus a presentare il lipocromo rosso. La siluette dei soggetti più tipici si presenta graziosamente tondeggiante (qualcuno dice a goccia) e caratterizzata da un becco piccolo ma appuntito. Evidente il dimorfismo sessuale. Il maschio presenta un cappiccio nero lucido così come la coda e le ali. Petto, ventre, dorso e codione sono rosso intenso mentre la zona intorno alla cloaca è biancastra. Rossi anche gli specchi alari. Il rosso nella femmina è presente solo su determinate zone di elezione (petto, ali e codione) mentre la restante parte del piumaggio ha come base il grigio, più scuro su testa e dorso, più chiaro e tendente al biancastro sulla zona ventrale.


Distribuzione e habitat
In origine era importato dal Venezuela e dalla Colombia dove abitava le regioni temperate pianeggianti e/o collinari. Attualmente è rarissimo in natura mentre la domanda di soggetti da parte degli appassionati è interamente assorbita da soggetti domestici tanto è diffuso il suo allevamento.NoteUna buona spinta alla selezione di questo spinus è stata data dall’ibridazione con il canarino al quale il piccolo lucherino sudamericano ha traslato il fattore rosso. Ad oggi, tuttavia, l’interesse nei confronti del cardinalino non si è ancora raffreddato grazie alle molteplici mutazioni che lo interessano nella quasi totalità traslate da altri spinus (il lucherino europeo ed il testanera).E’ specie altamente raccomandata per chiunque voglia avvicinarsi alla riproduzione degli spinus a patto che questo uccellino venga alloggiato all’interno e che le temperature minime non siano troppo prossime allo zero. Nonostante sia ormai considerato una specie totalmente domestica le sue origini sudamericane fanno si che risenta ancora fastidiosamente del freddo. Tra l’altro molte frequentemente le femmine di questa specie finiscono di coprire i pulli dopo una decina di giorni per cui bruschi abbassamenti di temperatura nelle ore notturne potrebbero rivelarsi fatali per l’intera nidiata.Ottimi risultati si sono ottenuti con il sistema di anticipo delle cove mediante un programma di luce artificiale. I vantaggi di questo procedimento risiedono nella possibilità di allevare il cardinalino nei mesi invernali ed anticiparne così la muta al fine di ottenere soggetti con il piumaggio nuovo e ben colorato per la stagione delle mostre.Premesso che quanto più spazio si concede ad ogni uccellino tanto più saranno i benefici per i nostri beniamini posso affermare che il cardinalino si adatta bene anche a gabbie relativamente modeste.Personalmente preferiamo alloggiare i maschi adulti singolarmente in gabbie da 45 cm. per tutto l’anno così come alcune femmine adulte particolarmente litigiose o caratterizzate da mutazioni estreme (ad esempio l’isabella) per evitare che la curiosità degli altri ospiti finisca col rovinar loro il piumaggio. I novelli resisi indipendenti ed il resto delle femmine, invece, vengono sistemati in gabbioni da 120 cm. evitando affollamenti e commistioni tra soggetti di età molto differente. Man mano che i maschi mutano e manifestano la loro innata aggressività vengono isolati.
Riproduzione
E’ specie non particolarmente complicata da riprodurre. L’esperienza ci ha confermato che le femmine di cardinalino, tranne qualche caso eccezionale, si dimostrano prolifiche ed ottime nutrici ottime anche come balie per altre specie granivore più grandi (abbiamo felicemente svezzato grazie ad una cardinalina ben tre cardellini major).Data la domesticità di questo spinus non è necessario schermare i nidi. Personalmente utilizzo quelli in vimini da interno di misura adeguata (leggermente più piccoli di quelli per i comuni canarini di colore).La normale juta per uso ornitologico basta ad ogni cardinalina per foderare la coppa e intessere nidi assolutamente perfetti. Un po’ di pelo animale o dell’ovatta adeguatamente ridotta in piccolissimi pezzetti possono servire per rifinire l’interno e andranno forniti alla cardinalina solo dopo che la stessa ha già abbozzato la struttura esterna della coppa.Quando la femmina inizia la costruzione del nido e sembra agitarsi nella gabbia con un caratteristico frullare delle ali andrà introdotto il maschio sino ad allora tenuto in disparte in modo da impedirgli la visione diretta di altri conspecifici di entrambi i sessi. Se in pieno estro il cardinalino non tarderà a corteggiarla con una evidente parata nuziale (ali abbassate fino al posatoio e canto forte e ripetuto). Di norma questo comportamento prelude all’accoppiamento ovviamente su invito della femmina.Diversamente scoppieranno feroci liti per cui sarà opportuno lasciare nuovamente i soggetti separati (in modo da non vedersi) e riprovare l’unione nei giorni successivi qualora non si volesse tentare con un altro maschio.La deposizione avviene entro circa una settimana. Da 3 a 5 le uova (saltuariamente 6 o più) caratterizzate da un colorito bianco rosato e punteggiate di bruno rossiccio più o meno marcatamente sul polo ottuso. Opportuno sostituire quotidianamente le uova con quelle finte restituendole alla femmina solo a deposizione ultimata. Da questo momento in poi la cardinalina andrà lasciata da sola per tutto il periodo che va dall’incubazione allo svezzamento dei piccoli.Dopo pochi giorni, se fecondate, le uova assumeranno un colore più bianco gessoso. L’incubazione dura all’incirca 13 gg. e alla schiusa i nidiacei si presentano pressoché nudi ricoperti esclusivamente da un rado piumino grigiastro.Personalmente durante questa fase oltre alla normale miscela (5 parti scagliola, 1 parte perilla, 1parte niger, 1 parte canapina, 1 parte cicoria e lattuga, 1 parte misto spinus e ½ parte di lino) ed al pastoncino (1 kg. di pastone secco del commercio possibilmente senza semi a cui andranno addizionati 150 gr di pinoli e mandorle finemente macinati e qualche integratore in polvere continuamente variato tra i diversi prodotti disponibili sul mercato) uso integrare la dieta delle nutrici alternando quotidianamente qualche foglia di cicoria, spinaci (ricchi di carotenoidi e molto graditi), una fettina di mela, cetriolo o zucchina. Grit e carbone vegetale andranno forniti durante tutto l’anno nelle apposite linguette.Così alimentati i pullus crescono velocemente e di norma entro il quinto giorno vengono inanellati. Dopo circa 16/18 gg. essi abbandonano il nido ma richiedono ancora l’imbeccata materna. Entro 30 giorni dalla nascita si rendono indipendenti e possono essere separati dalla madre avendo cura di accertarsi preventivamente che i novelli si alimentino adeguatamente da soli. Da questo momento vengono immessi nei gabbioni da 120 cm. entro i quali resteranno fino a muta completata. Per evitare che i giovani si divertano a spennarsi l’un l’altro un buon accorgimento è fornire loro frequentemente le spighe di panico sulle quali i cardinalini oltre a cibarsi con evidente soddisfazione in posizioni da veri acrobati sfogano anche la loro giovanile irruenza.

Renato Gala



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