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testo e foto Emilio Landi
L'Organetto (Carduelis flammea) by Emilio Landi
Breve descrizione: fino a pochi anni fa inserito nel genere Acanthis, successive analisi strutturali del DNA hanno dimostrato la notevole affinità al genere Carduelis tanto da farlo rientrare in quest'ultimo. Se ne conoscono due specie (Carduelis flammea e Carduelis hornemanni) anche se c'è chi sostiene che vista l'affinità si possano considerare l'una la sottospecie dell'altra. Carduelis flammea: 13 cm di lunghezza; presenza di lipocromo rosso su calottina, petto e fianchi oltre che un leggero accennno sul codione; parti posteriori bruno scure con disegno nerastro; parte bassa del petto e ventre biancastri; leggera macchiolina nera sulla gola; zampe nere; becco giallo-arancio. .................................
Leggero dimorfismo sessuale con le femmine che non presentano lipocromo rosso sul petto e nelle zone di elezione ma solo sulla calottina dove è comunque meno esteso che nel maschio. Sottospecie C. flammea cabaret, C. flammea rostrata. Carduelis hornemannni : 14 cm; simile al flammea tranne che per la taglia leggermente maggiore e la presenza ridotta di feomelanina sul piumaggio; ciò porta ad uno schiarimento generale del mantello che presenta le parti posteriori grigio cenere con striature nere meno marcate; ali e coda grigio lavagna; codione e parti basse bianche; zone di elezione rosa-rosse; zampe nere; becco giallo-arancio. Sottospecie C. hornemanni exilipes. Carduelis flammea cabaret : 12 cm di lunghezza, si differenzia dalla forma nominale per le misure ridotte e per la maggior presenza di striature sul dorso e di bruno sulla livrea. E' la sottospecie più diffusa negli allevamenti degli appassionati. Il mio locale d'allevamento. Il mio locale d'allevamento nelle ridenti colline irpine è situato a piano terra di un condominio di due piani, un'ampia porta vetrata sull'ingresso rivolta ad est ed un finestrone sulla parete opposta (ad ovest) assicurano una buona illuminazione. Misure del locale metri 10x5x3 per un totale di 150 metri cubi d'aria il cui valore d'umidità è tenuto sotto costante controllo da un ottimo apparecchio deumidificatore. Consiglio di dare tanta rilevanza a questo parametro che può risultare determinante. Personalmente tengo il grado di umidità prossimo al 45%-50% durante il periodo di riposo per poi salire leggermente al 55%-60% durante il periodo di cova (una leggera umidità in più in questa fase evita eventuali perdite dovuti a disseccamento dell'embrione all'interno delle uova). La temperatura non subisce grosse variazioni presentando uno scarto contenuto con valori che anche nelle giornate più fredde d'inverno (comunque sotto zero) non scendono sotto i 10 C° e nelle calde giornate d'estate (oltre 30 C°) non superano i 25-26 C°. L'allevamento. Naturalmente la strada non si è presentata subito in discesa, varie problematiche mi si sono presentate e nella prima stagione cove un solo pullus svezzato, fatto che aveva contribuito a demoralizzarmi leggermente, ma non arrendermi naturalmente. E' proprio da eventuali esperienze negative che bisogna ripartire e migliorare e poi io ritengo che a tutte le specie, soprattutto se non facilissime da allevare, serva un certo periodo di ambientamento alle nuove condizioni di allevamento e mi riferisco in particolar modo all'alimentazione, alla gestione del fotoperiodo nel corso dell'anno e in generale a tutto il microclima locale proprio dell'allevamento (temperatura e umidità in primis). Faccio svernare i soggetti in gabbioni da 120 cm provvedendo da metà dicembre a tenere separati i due sessi lasciando le femmine tutte in un gabbione e i maschi in gabbie singole. Dai primi di gennaio inizia il lavoro di preparazione dei futuri riproduttori con un armonico programma di illuminazione regolato da un indispensabile apparecchio alba-tramonto che mi porta ad avere ai primi di marzo 13 ore di luce giornaliera con dei neon a spettro solare pieno. Da lì in poi continua l'aumento di ore di luce con un ritmo più lento ma sempre costante fino alle 14 ore e 30 minuti dei primi di aprile. Così facendo si riesce a stimolare l'estro dei soggetti che iniziano il periodo di cova intorno a metà-fine aprile, cosa che non sarebbe possibile in locali poco illuminati nei quali si rischierebbe di tardare più che in natura la nidificazione riducendo notevolmente la possibilità di svezzare un buon numero di novelli. I sessi li riunisco già verso i primi di marzo, prossimo cioè alle precitate 13 ore di luce dividendo ogni gabbione da 120 cm con un pannello di compensato in due gabbioncini da 60 cm all'interno dei quali alloggio una coppia (A dire il vero se lasciassimo tutto il gabbioncino alla coppia sarebbe tutto più regolare: deposizione, cova e imbecco, oltre ad avere spazio sufficiente a disposizione per separare poi, prossimi ad una nuova nidificazione, i novelli dai genitori) Sicuramente è questa seconda la soluzione che suggerisco soprattutto quando si hanno gabbie e spazio a disposizione. A livello alimentare la preparazione inizia già dai metà gennaio con una alimentazione di base di semi secchi, grit, carbone vegetale e frutta che viene progressivamente arricchita con del pastoncino, semi germinati, frittata di uova e latte di mia preparazione, prede animali, erbe prative, un buon complesso vitaminico con elevato tenore di vitamina E (alfatocoferolo). Il pastoncino, rigorosamente secco con valori proteici intorno al 19%-20% e 4%-5% di sostanze grasse, sono solito arricchirlo con integratori probiotici, polline d'api tritato e spirulina. La frittata (per ogni due uova un bicchiere di latte) la faccio cuocere per circa 40 minuti al forno, assume l'aspetto di un budino, poi la lascio raffreddare, la sbriciolo con la forchetta e la congelo in piattini di carta. Il giorno dopo evitando di farla scongelare la frullo riducendola quasi in polvere e la ricongelo. La somministro previo scongelamento di 30-40 minuti. Prede animali preferibilmente tarme buffalo del commercio salvo ricorrere ad afidi e quant'altro riesca a reperire nei primi giorni di vita dei nidiacei. Si parte con un giorno a settimana di semi germinati asciugati con il pastone ed uno con frittata asciugata anch'essa con il pastone e mescolata alle tarme la settimana successiva. In seguito somministrazione due volte a settimana (uno semi e uno frittata con tarme), poi tre e così via fino ad arrivare gradualmente ad una somministrazione che nel periodo di cova ed imbecco diventa giornaliera ed alternata tra semi germinati con pastone un giorno e frittata con tarme e pastone l'altro. Nei periodi di massima esigenza alimentare dei novelli la somministrazione della frittata è giornaliera con doppio rinnovo (uno al mattino e uno al primo pomeriggio). Aumento graduale di somministrazione di erbe prative (centocchio, tarassaco ecc.) compatibilmente con quello che la natura ci offre. Parallelamente nell'acqua oligominerale un trattamento vitaminico quindicinale a giorni alterni da ripetersi a distanza di un mese. Alcuni giorni prima e durante la deposizione utilizzo acqua oligominerale Sangemini che mi garantisce un più elevato valore di calcio assimilabile. In continuità per tutta la durata dell'anno invece sono solito somministrare due volte a settimana dell' aceto di mele nell'acqua di bevanda nelle dosi di 10 ml per litro d'acqua che contribuisce con la sua acidità a tenere basso il valore del ph del tratto gastrointestinale riducendo quindi la possibilità di attecchimento di microrganismi patogeni e di conseguenza l'insorgenza di problematiche a livello enterico; una volta al mese invece, sempre nell'acqua e sempre per tutto l'anno, dei fermenti lattici (enterogermina) in ragione di una fiala per litro d'acqua. Con tale alimentazio ne i soggetti arrivano tutti belli carichi al periodo riproduttivo. A fine marzo sono solito sistemare i nidi solitamente interni e ben infiascati di solito sul frontale ben illuminato e inizio a fornire materiale per l'imbottitura (cocco, sisal, juta, pelo animale, cotone, muschio) A questo punto tanta pazienza perché la nostra organetta se ne andrà in giro saltellando qua e là senza fermarsi un attimo, spargendo tutto sul fondo della gabbia, anche per molto tempo approntando però quando prossima alla deposizione un piccolo e graziosissimo nido. I giorni della copula precedenti la deposizione il maschio mostra un aspetto impettito e fiero con le penne del capo leggermente erette similmente al lucherino petto nero mettendo in evidenza il rosso della calottina della testa nonché quello del petto. Di lì a poco la deposizione solitamente di 4-6 piccole uova azzurrine picchiettate di marroncino che incubate arrivano a schiudersi dopo circa 11-12 giorni (non sono rari però i casi di deposizione anche di 7, 8 uova). Per esperienza diretta i primi giorni di vita risulta indispensabile una somministrazione di prede animali per garantire ai nidiacei quella carica proteica necessaria ad un corretto sviluppo. Sono certo che anche in natura l'alimentazione viri quas i totalmente in insettivora in questi primi giorni vista la notevole voracità con la quale mamma organetta si precipita sugli insetti appena forniti. Di solito le femmine manifestano buona attitudine alla cova e alle cure parentali rendendo superfluo l'utilizzo delle balie; qualche tara comportamentale possono comunque manifestarla le giovani femmine relativamente a deposizioni sul fondo o poca attitudine alla cova nelle prime deposizioni ma ciò rappresenta l'eccezione e non la regola. Quando si realizza il corretto sviluppo delle placche di incubazione la femmina si dedicherà pienamente alla sua nidiata in tutte le fasi riproduttive. Si può a fine deposizione separare il maschio se questo sembra troppo focoso e irruento, ma questo io lo faccio raramente e lascio la coppia unita anche al periodo della cova non avendo mai riscontrato problemi di uova rotte o mangiate. Se tutto procede bene si inanellano i soggetti con anellino A a 4-5 giorni e a 15-18 iniziano le prime sortit e sul bordo del nido. Lo svezzamento si completa a 25-28 giorni allorquando si possono trasferire i soggetti in capaci gabbioni. Il periodo della muta In questo periodo la fornitura di spighe di panico distrarrà i soggetti dal pizzicarsi vicendevolmente oltre a rivelarsi un buon diversivo che li stimola alle più svariate evoluzioni. Dopo una cinquantina sessantina di giorni inzia la muta del piumaggio che si completa abbastanza velocemente nel giro di una ventina di giorni a differenza di altri fringillidi, senza di solito presentare grossi problemi di sorta. Visto che dopo la prima muta il lipocromo rosso si manifesta solo sulla calottina, al termine della stessa sarà necessario per sessare i soggetti togliere qualche piuma del petto e fornire alimentazione colorante (cantaxantina, betacarotene e carofill rosso); ai maschi tali penne ricrescerano orlate di rosso mentre alle femmine solo di un rosa molto pallido dovuto essenzialmente alla fornitura di sostanze coloranti. Il rosso del petto si evidenzierebbe altrimenti nei maschi soltanto nel secondo anno di vita rendendo quindi ardua la distinzione dei sessi non presentando la specie dimorfismo sessuale. A questo punto i soggetti sono pronti ad affrontare il periodo invernale, può risultare utile mensilmente la somministrazione un paio di giorni a settimana di un complesso polivitaminico, in attesa che la natura si risvegli in primavera e dia nuovamente inizio allo splendido ciclo interminabile della vita.
Conclusioni
Posso ben dire che l'organetto necessita di qualche cura particolare ma il rispetto di alcune regole, basilari un po' per tutti i fringillidi di una certa delicatezza, possa assicurare una buona salute dei nostri soggetti e anche successi riproduttivi. Insomma questo agile e svelto uccelletto è decisamente in grado di ricambiare le nostre amorevoli cure regalandoci non poche soddisfazioni con la sua simpatia, allegria e socievolezza.
Emilio Landi