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testo e foto a cura di Fanelli Giangiacomo
Esperienze con il Frosone (coccothraustes coccothraustes) by Giangiacomo Fanelli
Nell’ottobre 2000 sono venuto in possesso della mia prima femmina di frosone (coccothraustes coccothraustes) nata in cattività o meglio, allevata allo stecco, cedutami dal caro amico e maestro Vittorio Vergoni che essendo rimasto senza maschio e sapendo che già da qualche anno stavo tentando la riproduzione, con soggetti di importazione, di questo magnifico quanto insolito fringillide, durante una visita nel suo allevamento e non senza le dovute raccomandazioni mi volle accontentare. La femmina era docilissima, tanto da lasciarsi accarezzare: la alloggiai in una gabbia da 120 che dopo circa un mese diventò una 60, perché le affiancai un maschio che pur essendo di
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importazione era comunque abbastanza calmo. La coppia passò l’inverno senza alcun problema, separata dall’apposita griglia metallica e alimentata con miscela base per canarini e l’aggiunta di canapa, girasole nero, girasole striato, cartamo, abete grosso, perilla bianca, perilla bruna, (aumentando la percentuale di semi oleosi man mano che la stagione avanzava); per il pastone ho usato e uso ancora, un buon pastoncino per canarini del commercio con l’aggiunta, in ragione del trenta per cento, di quello per usignoli il tutto integrato con uova di formica, insetti essiccati, farina di mais, farina di castagne, proteine della soia, germe di grano essiccato, olio di germe di grano (maggior fonte vegetale di vitamina E); semi ammollati: atzuki verdi, atzuki rossi, grano tenero, grano saraceno e cartamo, da una volta a settimana a tutti i giorni (Ottobre/Marzo). Una nota particolare va spesa per la questione delle proteine nobili: i frosoni, infatti, come i loro più esili cugini fringuelli, allevano la prole quasi esclusivamente con larve e insetti e vista la stazza le quantità sono ragguardevoli (ho potuto notare che una coppia con quattro figli in trentacinque giorni per portarli a svezzamento completo consuma circa 2800g di buffalo), consiglio quindi di abituare i riproduttori per tempo al tipo di larve che si intendono utilizzare. Ai primi di marzo spostai la coppia in una classica voliera esterna per fringillidi dove ebbe inizio una complessa parata nuziale: il maschio si avvicinava alla femmina cantando note masticate e di basso volume ma era immancabilmente e violentemente respinto, mi colpì il fatto che non reagiva anzi si mostrava alla femmina in posizione sottomessa, con il capo chino e il becco tra le zampe, come a dire “sono disarmato!”, e questa continuò a respingerlo per almeno un mese, ma in alcuni casi questa situazione può protrarsi anche fino a due mesi. Il possente becco oltre ad essere uno specializzato strumento per procurarsi il cibo, all’occorrenza può trasformarsi in un’arma efficacissima, basti pensare che può esercitare fino a 72 kg di pressione e aprire senza eccessivo sforzo anche i noccioli più coriacei (nocciole, susine, ciliege e il durissimo seme dell’olivo), quindi consiglio, a chi volesse tentarne la riproduzione, di controllare sempre la coppia e separarla in caso di eccessiva aggressività, in rari casi può capitare che la parata nuziale si concluda con esiti anche mortali, può essere utile avere più maschi da sostituire nel caso uno non fosse accettato dalla femmina. Tornando alla coppia in questione dopo circa un mese di questa “tiritera” notai la femmina che entrava nel nido e ruotava al suo interno, da li a poco la coppa che avevo predisposto, infrascata con rami e foglie di rovere fu riempita di fili e erba secca in maniera grossolana; gia pensavo ai piccoli frosoni quando iniziarono i problemi: pochi giorni dopo finalmente il primo uovo a terra e non riuscii a salvare neanche i seguenti,decisi di spostare la coppia in una gabbia da 120 ,pensando che almeno avrei potuto salvare qualche uovo. Una decina di giorni dopo vidi di nuovo la femmina all’interno del nido e la fortuna inizio a girare dalla mia parte: la femmina depose all’interno del nido 6 uova di colore grigio/verde/azzurrognolo con puntini e strie brune e iniziò a covarli amorevolmente senza alcun problema, alla speratura tre uova risultavano feconde ma i problemi non erano ancora finiti… quando le uova avevano circa dieci giorni il maschio, che non avevo pensato di allontanare, entrò con i piedi all’interno del nido e ruppe 4 uova, divisi la coppia e ad una nuova speratura oramai rassegnato dovetti ricredermi: la fortuna non mi aveva lasciato e le due uova che avevo salvato erano due delle tre feconde. Non volli chiedere troppo alla dea bendata e misi a balia le due uova a due messicane di cui potevo fidarmi, dopo pochi giorni le uova schiusero e le messicane non ebbero problemi visto che erano gia abituate a mangiare insetti aggiunsi soltanto delle proteine al pistoncino da allevamento. I pulli erano ricoperti da un piumino bianco come il latte (fino a quel momento pensavo che lo avessero grigio come i fringuelli) e come i fringuelli le imbeccate non sostavano nel gozzo dei piccoli, ma scendevano attraverso di esso direttamente nello stomaco. Crescevano a vista d’occhio e a una decina di giorni decisi di allevarli allo stecco con l’intento di ottenere soggetti più calmi; a muta terminata risultarono due femmine ovviamente docilissime .Ho voluto raccontare questa mia esperienza con i frosoni e non le successive perché e grazie a queste due femmine che oggi possiedo un mio ceppo, invito tutti a cimentarsi nell’allevamento di questo poderoso beccogrosso che pur non essendo tra i più facili da riprodurre con una maggiore diffusione e selezione potrà senz’altro diventare più semplice. Avevo gia tentato con esemplari di importazione e quindi di cattura ma senza risultato alcuno, molto dipende dalla docilità dei soggetti e dalla alimentazione che deve essere ricca e variata, i frosoni essendo degli specializzati come i crocieri hanno bisogno dei tanto temuti semi oleosi che in questi uccelli non creano problemi digestivi o epatici, anzi con gli oli in essi contenuti contribuiscono a mantenerli in salute ( non dimentichiamoci che in natura si nutrono più di noccioli che di semi farinosi) infatti nelle varie bacche che gli metto a disposizione scartano completamente la polpa per accedere ai noccioli. E’ proprio il caso di dire che l’abito non fa il monaco, infatti nonostante il poderoso becco mamma frosone sa essere dolcissima quando imbecca la prole.Colgo l’occasione per ringraziare Marco & Company per avermi dato spazio e per tutto quello che hanno fatto e faranno (Club dei fringillidi e non solo) per tutti quelli che anno la nostra bellissima “malattia” (cosi la chiama mia moglie).Sono disponibile per qualsiasi tipo di chiarimento: Gian Giacomo Fanelli 334 6147735 Allego delle foto che non si riferiscono alla stagione 2001 sopra descritta ma alle seguenti perché non avevo ancora la digitale, e spero che il club mi dia la possibilità di approfondire l’argomento frosoni.